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Teniamo in forma il nostro PC con ccleaner
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Oggi vi presento il primo di una serie di strumenti che vi fornirò per combattere il caos nel vostro computer. Si tratta di un software molto potente ma semplicissimo da utilizzare, è veloce ed efficace ma soprattutto gratuito.

Il software in questione si chiama ccleaner e lo potete scaricare gratuitamente da qui:

http://www.piriform.com/ccleaner

Vi verrà chiesto di fare una donazione tramite paypal che è assolutamente facoltativa, quindi se ritenete che il lavoro svolto da questi sviluppatori vi sia stato utile potete offrire loro un caffè.

Una volta scaricato l'eseguibile non vi resta che installarlo, la procedura è molto semplice ed intuitiva, basta lanciarlo (facendo doppio clic) e seguire la procedura passo passo:

ad un certo punto vi verrà chiesto di scegliere le opzioni aggiuntive, vi consiglio di lasciare il flag solo alla prima opzione (aggiungi collegamento al desktop - vedi immagine) tutte le altre voci sono ridondanti specialmente l'ultima che aggiunge al vostro browser la yahoo toolbar della quale sinceramente se ne può fare anche a meno.
 


Veniamo ora alle funzionalità più interessanti di questo software e sono: la possibilità di eliminare tutti i file temporanei dalla nostra macchina, setacciare e ripulire tutte le chiavi inutili contenute nel registro di sistema ed eliminare tutte le applicazioni di startup non necessarie all'avvio del sistema operativo.
 

Eliminiamo i file temporanei:

Nulla può essere visualizzato/ascoltato se non si trova sul nostro pc, quando navighiamo in Internet e vediamo delle immagini o la grafica che compone un sito, ascoltiamo musica o guardiamo dei video, la sensazione è quella di esplorare contenuti che si trovano nell'etere, in realtà tutto ciò che noi vediamo o ascoltiamo risiede nella nostra macchina, anche quando guardiamo un film in streaming il flusso dei dati transita per pochi secondi dal nostro hard disk, questo avviene perché il nostro browser di navigazione scarica tutti i file necessari in una cartella chiamata cache, ma non la svuota una volta che il loro utilizzo è terminato. E' quindi cosa buona e giusta, di tanto in tanto, eseguire una pulizia dei file temporanei e ccleaneer ci viene incontro con l'utility "pulizia".
 


Dal pannello di controllo selezioniamo la funzione "pulizia" (la scopetta arancione), quindi il tasto "avvia pulizia" il software eliminerà automaticamente tutti i file temporanei dal vostro pc.
 

Pulizia del registro di sistema:

Come già spiegato nell'articolo precedente il registro di sistema si gonfia come una spugna con il passare del tempo e la maggior parte dei dati in esso contenuti sono generalmente obsoleti. Utilizzando dunque la funzione "registro" di ccleaner andiamo a snellire il registro di sistema rendendolo più efficiente.

Dal pannello di controllo selezioniamo la funzione "registro", quindi il tasto "trova problemi", il software farà un'analisi del registro di sistema e proporrà l'eliminazione di tutte le chiavi obsolete o che contengono degli errori. A questo punto non vi resta che cliccare sul tasto "ripara selezionati", vi verrà chiesto di eseguire un backup del registro, io consiglio di farlo anche se in quattro anni di utilizzo di questo programma non ho mai avuto la necessità di utilizzarlo, confermata l'operazione il gioco è fatto.
 


La prossima volta vi spiegherò come utilizzare ccleaner e il sito processlibrary per fare un controllo incrociato ed eliminare le applicazioni inutili dallo startup del vostro computer.

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Guide, consigli e trucchi
Soluzioni ai piccoli problemi informatici di tutti i giorni
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In questa rubrica vorrei cercare di rispondere a tutte le richieste di assistenza (davvero numerose) che ogni giorno ricevo da clienti, amici, utenti o semplici malcapitati sul mio cammino.

Non aspettatevi complicate e voluminose guide sul mondo dell'informatica perché il mio intento non è quello di dare sfoggio delle mie conoscenze in materia, ma più semplicemente vorrei "punzecchiarvi" con piccoli consigli e buone abitudini che qualunque possessore di pc dovrebbe far sue.

Chiarisco sin da subito che questa rubrica è rivolta ai possessori di PC con sistema operativo Microsoft based, non parlerò di sistemi operativi basati su linux o Apple perché ritengo che chi utilizza questi OS abbia un buon grado di conoscenza informatica.


Qualche anno fa alla frase: "il mio computer è lentissimo ma quando l'ho comprato andava bene".

La mia risposta era: "eccerto!! quando lo hai comprato non era pieno di merda come ora!"

Oggi alla stessa frase la mia risposta è: "beh già era pieno di merda quando hai comprato figuriamoci ora"

Già, perché se da una parte è vero che l'utente è notoriamente portato a scaricare ed installare qualunque porcata la rete gli propina, è anche vero che oggigiorno quando acquisti un computer dentro ci trovi qualunque tipo di porcata installata di default.

Questo accade perché le maggiori aziende produttrici di computer, stringono accordi con le numerose aziende fornitrici di servizi on-line come Google, eBay, facebook, produttori di antivirus e compagnia bella, spuntando un compenso una tantum per ogni macchina venduta con a bordo la pre-installazione dei loro prodotti.

Per questo motivo quando rientrate a casa dal negozio nel quale avete appena acquistato il vostro nuovo computer e lo accendete vi sembrerà di aver attaccato la spina all'albero di Natale per quante finestre, icone, avvisi e proposte di attivazione vi compaiono sul monitor.

Una delle cause più comuni del rallentamento di un computer sono per l'appunto i programmi in esecuzione automatica, infatti, quando si installa un programma generalmente questo crea una serie di automatismi (ricerca automatica degli aggiornamenti, scambio di informazioni con il sito madre, ecc.) che partono all'avvio della macchina. Questo significa che ogni volta che accendete il vostro computer oltre al sistema operativo, l'antivirus e tutte le applicazioni che comunemente servono per far funzionare un computer partiranno anche tutta una serie di applicazioni di background (nascoste) ed inutili, che succhiano risorse al computer e quindi lo rallentano.

Un'altra delle principali cause del rallentamento di un computer è il file di registro "sporco".
Il file di registro è un database nel quale sono custodite le opzioni e impostazioni del sistema operativo e di tutte le applicazioni installate, ogni volta che installiamo un programma questo scrive una serie di informazioni all'interno del registro, ma non sempre quando lo disinstalliamo queste informazioni vengono cancellate e a lungo andare il file di registro si gonfia come una spugna.

Tenete presente che il sistema operativo utilizza questo registro anche per effettuare operazioni elementari e che più il registro è grande più tempo impiegherà per trovare le informazioni che gli servono. Inoltre non è solo l'installazione dei programmi a far crescere il volume del registro, ma è anche lo stesso sistema operativo ad inserire dati.

La maggior parte di questi dati però, diventano inutili subito dopo il loro utilizzo e quindi è buona abitudine eseguire periodicamente una pulizia del registro.

Un'altra delle cause del rallentamento del computer è la frammentazione dei dati sull'hard disk, quest'ultimo è suddiviso in cluster, cioè piccole aree nelle quali vengono memorizzate i dati presenti nel computer. Ogni volta che si scrive un dato nell'hard disk questo viene frammentato "spezzettato" in tanti piccoli pezzi e distribuito in tutto hard disk. Ogni volta che si vuole utilizzare questo file il computer dovrà andare a recuperarlo per tutto hard disk, ricostruirlo e quindi renderlo disponibile.

La deframmentazione non fa altro che ricompattare tutti i file spezzettati rendendone quindi il recupero più semplice e veloce. E' bene dunque eseguire periodicamente una deframmentazione dell'hard disk.

Fatte queste doverose precisazioni vi invito a tenere d'occhio questa rubrica perché vi fornirò tutti gli strumenti necessari per effettuare le operazioni sin ora illustrate, le indicazioni, i consigli pratici e i trucchi per tenere il vostro computer sempre in ordine e in perfetta forma.

Società 2.0
Così il furto virtuale finisce al commissariato vero
Topi virtuali d'appartamento si introducono negli account del social network e rubano i mobili.
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Oltre 400 casi di furto, refurtiva del valore di quasi mille euro: anche se si tratta di soli beni virtuali. Così, stufi delle incursioni costanti dei malintenzionati nel loro mondo virtuale, gli utenti della piattaforma finlandese Habbo Hotel hanno deciso di rivolgersi alla polizia chiedendo giustizia.

Del caso si è così preso carico l'ispettore Marko Levonen, che ha già condotto cinque perquisizioni in altrettante diverse città finlandesi.

Habbo Hotel, social network che permette ai suoi utenti (adolescenti) di incontrare amici e comprare beni virtuali, era già finita nel mirino dei cracker. Già nel 2007 un teenager olandese era stato arrestato con l'accusa di aver rubato beni virtuali dal valore di migliaia di euro dal sito.

E casi di condanne reali per furti di beni virtuali non sono nuove alla Rete: nel 2008, sempre in Olanda, altri due ragazzi erano stati condannati a lavori socialmente utili per essersi appropriati di un amuleto e di una maschera utilizzati nel gioco di avventura online RuneScape. Così come eclatanti casi di azioni legali per beni virtuali hanno avuto come origine il (meta)mondo di Second Life.

Finlandia e Olanda, dunque, sembrano aver consolidato in Europa la concezione secondo cui, riconosciuta la natura economica dei mondi virtuali, non si tratta più di valutare l'effettività delle leggi del mondo reale nei metamondi, ma unicamente la effettiva violazione delle stesse leggi. Allo stesso modo sono stati trattati i casi relativi a Second Life negli Stati Uniti e in Giappone, e un altro caso relativo al MORPG RuneScape, che ha visto un ventitreenne britannico arrestato per furto di personaggi virtuali, così come in Corea del Sud dov'è stata sgominata una gang di criminali che rubava le credenziali degli utenti del gioco di Lineage.

Nell'ultimo caso che vede nel mirino dei ladri virtuali gli oltre cento milioni di utenti registrati in Habbo Hotel, il furto sarebbe compiuto attraverso tecniche di phishing: false pagine web ingannerebbero gli utenti a cui sarebbero sottratti username e password.

Società 2.0
Foxconn, non si fermano i suicidi nella fabbrica
Ma il prezzo più alto sono le vite umane.
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Dieci morti dall’inizio dell’anno alla Foxconn, sussidiaria di Apple, Dell e Nokia, che fa firmare ai suoi dipendenti una lettera in cui si impegnano a non suicidarsi.

Foxconn non riesce a fermare la spirale dei suicidi, e dei tentativi di suicidio, tra i suoi dipendenti a Shenzen. Ieri si è ucciso il decimo impiegato, in cinque mesi, dell’azienda cinese che fabbrica componenti per i gadget elettronici più diffusi al mondo, tra cui iPad e iPod per Apple. L’uomo, un 23enne originario della provincia cinese di Gansu, si è gettato dall’edificio di un dormitorio della fabbrica, informa l’agenzia Nuova Cina ripresa dall’Ansa. Oggi un altro dipendente ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene, ma è stato salvato dall’intervento dei sanitari. Due giorni fa un dipendente di 19 anni, Li Hai, si è gettato dal tetto di uno dei padiglioni del complesso. Il ragazzo lavorava alla Foxconn da appena 42 giorni.

Foxconn Technology Group appartiene alla taiwanese Hon Hai Group, un’azienda con ben 800 mila dipendenti in Cina, che produce non solo per Apple, ma anche per Sony, Dell, Hewlett-Packard e Nokia. La maggior parte degli impiegati sono sotto i 30 anni. Orari di lavoro, stress, violenza, l’universo concentrazionario di una fabbrica in cui si vive, lavora e dorme sono all’origine di una catena di morti contro la quale si sono mobilitati gli stessi vertici dell’azienda taiwanese. Il 26 maggio agli oltre 300 mila impiegati della Foxconn di Shenzen è stato fatto firmare un documento che prescrive l’impegno formale a non suicidarsi. “Prometto di non fare del male a me stesso o agli altri in maniera irreparabile”: questa la formula del giuramento del ‘suicidio proibito’.

Sempre il 26 l’azienda ha aperto ai media le porte della sua città-fabbrica. La visita è stata guidata dal manager Terry Gou, che ha chiesto scusa per i suicidi, negando che le morti siano legate alle condizioni di vita e di lavoro dei suoi dipendenti. Eppure i giornali cinesi descrivono condizioni umane più simili a una vita di prigionia che di lavoro.

Le contromosse dell’azienda, oltre il giuramento, comprendono psicologi, call center di sostegno, ricompense a chi segnala colleghi a “rischio suicidio”. L’azienda avrebbe anche chiesto ai dipendenti di firmare una lettera nella quale acconsentono ad essere ricoverati in istituti psichiatrici se vengono loro riscontrate condizioni fisiche e mentali “anormali”. “Se litigo con il mio capo, mi manderanno in manicomio?”, si è chiesto un dipendente intervistato da un giornale.

Società 2.0
Violare il sistema automotive si può
Ricercatori smanettano con i circuiti elettronici delle automobili
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Internet, si sa, può essere un posto molto pericoloso con malware, cyber-criminali e truffe in attesa dietro l'angolo di un qualsiasi sito web. Ma il pericolo digitale della navigazione si trasforma in un vero e proprio rischio per la vita se l'utente è alla guida di un auto ripiena di circuiti integrati e sistemi informatici aggiornabili.

Solleva la delicata questione un team composto da esperti della University of Washington e della University of California, San Diego autore dello studio Experimental Security Analysis of a Modern Automobile. Nel loro lavoro, i ricercatori hanno messo mani, portatile e cavi di collegamento sulla porta di diagnostica standard On-Board Diagnostics (OBD-II) obbligatoria per tutti i veicoli in circolazione negli States.

Lo studio si è concentrato su due modelli di automobili scelti come "rappresentativi dei sistemi di controllo basati sui network computerizzati che hanno proliferato in molte delle auto di oggi". I ricercatori hanno scoperto che è possibile "hackerare" l'auto da remoto istruendo il computer di bordo per fargli compiere ogni genere di follia, dalla frenata forzata allo spegnimento del motore, sino alla disabilitazione completa dei freni.

Lo studio indica come sull'auto bersaglio sia stato installato un software apposito che ha permesso ai ricercatori di prendere il controllo del mezzo da remoto, attraverso quella stessa rete cellulare che le aziende produttrici impiegano per impacchettare ogni genere di caratteristiche aggiuntive "interconnesse" alle proprie vetture - diagnostica remota, recupero di un mezzo rubato, aggiornamenti e via elencando.

C'è chi vorrebbe sfruttare questa proliferazione di sistemi digitali a bordo per mettere in piedi un modello di "auto come piattaforma", dando il via allo sviluppo di software di terze parti installabile via OBD-II come se si trattasse di un iPad o un gadget tecnologico qualsiasi. Ma come dimostra la ricerca della due università statunitensi il succitato modello è affetto da una insicurezza di fondo che ne mette pesantemente in discussione le finalità, perché se di un iPad pienamente operativo se ne può fare ampiamente a meno lo stesso non vale per il perfetto funzionamento e la piena disponibilità dei sistemi digitali di cui è dotata la propria automobile.

La nuova ricerca serve appunto a sollevare la questione prima che sia troppo tardi: pur considerando la non secondaria necessità di ottenere l'accesso "locale" al computer di bordo per portare a segno l'attacco, il lavoro delle università USA dimostra come le manie da "cloud computing" che hanno preso il sopravvento anche sulle più avvedute società di software in attività ben poco si adattino all'automotive interconnesso che in molti vorrebbero far entrare in produzione.

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L'informazione nell'epoca di internet: società, politica e tecnologia a cura di Gaetano Lia (Limoxx)
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